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Testimonianze

Adelisa - Rinnovamento nello Spirito della Puglia

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Sono Adelisa, una ragazza di 17 anni, ed ho ricevuto la preghiera per l'Effusione dello Spirito Santo
nel febbraio 2005.
Quest'estate ho deciso di dedicare un mese all'evangelizzazione e soprattutto a Gesù, partecipando
al progetto di evangelizzazione denominata "Estate di Fuoco" organizzata dalle Sentinelle del
Mattino di Pasqua di Firenze. Già da qualche mese prima della partenza ero insicura sulla mia
partecipazione a questo progetto e non dicevo quasi a nessuno la verità sulla mia "vacanza". Ai miei
amici dicevo che sarei andata a Firenze a trovare degli amici. Mi vergognavo di dire la verità,
cercando inconsciamente di nascondere la mia fede e spegnendo quel fuoco che un anno prima era
iniziato a bruciare nel cuore.

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Barbara, Oratorio S. Andrea, Empoli

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“COME IL PADRE HA MANDATO ME, ANCH’IO MANDO VOI!” (Gv 20,21)
Domenica 3 dicembre la parrocchia di Empoli ha avuto il piacere di ospitare il gruppo giovani
“Emmanuel” di S. Miniato e le “Sentinelle del mattino di Pasqua” di Firenze, per una giornata
all’insegna dell’evangelizzazione di strada. Così come fecero i discepoli di Gesù, anche questi
ragazzi, domenica pomeriggio, si sono dedicati all’evangelizzazione della parola di Dio, con
l’obiettivo di avvicinare giovani, adulti, anziani e bambini al Signore.

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Renato, "Sentinelle del Mattino di Pasqua", Empoli

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Pomeriggio di shopping a Empoli... per tutti tranne che per alcuni giovani che a coppie, un po'
timidi, partono dalla cappellina in cui hanno appena celebrato la Messa e adorato Gesù
nell'Eucarestia. La loro missione? Andare per le strade e invitare i loro coetanei, con semplicità
evangelica, a incontrare anche loro il Signore. La proposta: entrare in cappellina, scrivere una
preghiera su un foglio di carta e portarla, insieme a un lumino acceso, davanti all'Eucarestia. Lì
depositarla nel cuore di Gesù. E dal suo cuore ricevere una Parola di Vita, una frase della Bibbia
scritta apposta per loro. I giovani vanno.
Io niente. Niente shopping (e vabbè, l'avevo messo in conto...) e niente evangelizzazione. A me
tocca coordinare le coppie, verificare che tutte le strade siano "pattugliate" dai missionari,
incoraggiare quelli che... la paura li blocca, insomma badare ai lavori di casa. Lo faccio con gioia,
intendiamoci. Anche perché neanche io sono immune dalla tremarella del missionario.
Fuori le manovre cominciano. Proprio davanti alla cappellina vedo Gianni e un'altra ragazza
fermare due giovani africani. S'incontrano, mani bianche e nere si agitano e si stringono, si levano
in gesti di accoglienza e di invito. I due giovani entrano. Sono due nigeriani e vivono in città. In
qualche modo hanno capito la proposta e hanno detto sì.
«Senti, magari li aiuti tu, che te la cavi un po' meglio con l'inglese?» mi sussurra Gianni. E, senza
darmi tempo di rispondere, continua: «Io esco di nuovo». I due, seduti nella panca, riflettono,
scrivono, continuano a scrivere, non finiscono più. La musica di adorazione riempie la cappella, ma
loro sono così concentrati che non sembrano neanche notarla. Finalmente hanno terminato. Mi
presento, stringo anch'io le loro mani. «Andiamo?» «Andiamo»
Andiamo. Davanti a Gesù, inginocchiati, li invito a depositare la preghiera nel cestino e chiedo:
«It's OK if I pray for you?» «Of course, go ahead». Mi informo se frequentano la Chiesa, cerco di
capire se sono credenti, se leggono la Bibbia. «Yes, yes, yes». OK, mi tocca pregare. E prego,
ringrazio Dio per le loro vite, perché vuole riempirle di felicità, perché è stato vicino in tutti i
momenti facili e difficili, Gli chiedo di ascoltare la preghiera di questi suoi figli, soprattutto quella
nascosta in fondo al loro cuore. Prego, chiedo a Gesù perdono per il mio inglese, continuo a
pregare. Loro lì, la testa chinata, gli occhi chiusi, raccolti. «Adesso pregate voi». Attaccano in una
lingua che non capisco, ogni tanto intercetto un "Jesus", pregano intensamente, dei caterpillar
dell'orazione.
Stiamo davanti a Gesù un bel po', poi li invito a prendere un brano della Parola da un altro cestino.
P. (mi traduce, tutto orgoglioso, il suo nome in italiano) viene scelto da Geremia ("Prima di formarti
nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato..."), L. da
Ezechiele ("Porrò il mio spirito dentro di voi..."). Raccomando di cercare i versetti sulle loro Bibbie,
a casa, e poi decido di dire qualche parolina su Ezechiele: «Dio ha messo il Suo Spirito, la Sua Vita
in voi il giorno del vostro battesimo...» poi, quasi per caso «perché... siete stati battezzati, vero?»
Candidamente: «No!» «Nooo?» «No.» Domanda da diecimila dollari: «Vi piacerebbe ricevere il
battesimo?» "Sì, ci piacerebbe». Mi sembra di salire sulla macchina del tempo, fino ai giorni del
Vangelo, ho già indossato la tuta per il viaggio, sono già a bordo, ma fortunatamente, prima che si
chiuda il portellone, riesco a comunicare: «Allora, andate a parlare con don D., lui vi dirà come
fare.» Poi parto.
Dopo che mi sono smaterializzato, loro se ne vanno a parlare con il don. Spiega che c'è un cammino
lungo da fare per il battesimo, chiede se sono disposti, loro annuiscono. Spiega con pazienza, si
accerta che capiscano, loro continuano ad annuire, si scambiano i numeri di telefono, sono contenti,
ridono.
Ridono anche fuori, quando li incontro di ritorno dal mio trip. Denti bianchi su facce scure, un
sorriso che illumina. Li abbraccio. Se ne vanno. Non mi resta che pregare il Signore, perché porti a
compimento quello che ha iniziato. Anzi, è un'intenzione di preghiera che consegno anche a te, caro
lettore missionario.
P.S. A ripensarci con un po' più di calma, mi viene in mente un'altra rilessione. L'evangelizzazione è
una cosa così: uno ferma, uno prega, uno spiega, uno accoglie... Ma è lo Spirito che opera tutto in
tutti. Sperimenti che la Chiesa è realmente un corpo, che i carismi sono distribuiti liberamente e che
tutti contribuiscono all'edificazione del corpo, di questo meraviglioso tempio che il Signore sta
costruendo con le vite dei Suoi figli. Thank you, Lord!
Renato
 

Marco, "Sentinelle del Mattino di Pasqua", Firenze

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Volevo condividere con voi un incontro di sabato scorso in cui lo Spirito Santo ha fatto sentire la
Sua potenza.
Abbiamo approcciato 2 ragazzi albanesi molto giovani, 17 e 21 anni, rispettivamente F. ed E. Erano
seduti sul sagrato del Duomo, ci siamo avvicinati ed abbiamo incominciato a parlare. Dopo le
presentazioni alcuni discorsi generici e l’accenno che eravamo dei missionari cattolici. Uno di loro,
E., dice che crede in Dio, ma non nei preti... (quanti ne abbiamo sentiti...), quindi continuiamo a
parlare senza insistere su aspetti che potrebbero dividerci e puntiamo sulla conoscenza e l’ascolto.
E’ stato molto bello ascoltare e ringrazio lo Spirito Santo che ci ha suggerito il silenzio perché E. ha
aperto il suo cuore ed ha messo a nudo le difficoltà di un giovane immigrato senza la sua famiglia
vicino, i tanti dissapori, i bocconi amari che purtroppo deve ingoiare tutti i giorni per motivi di
lavoro (sappiamo come sono sfruttati gli irregolari). Insomma a messo a nudo un cuore affranto
dalle vicissitudini della vita, il tutto era così percepibile come quando si assaggia una pietanza e ci
rendiamo subito conto della mancanza di sale.
Abbiamo fatto una piccola testimonianza della vita con Gesù, di una vita vissuta nella difficoltà in
famiglia, della povertà rispetto alla ricchezza che ci circonda e visibile nello sfarzo che il mondo fa
brillare... non ci hanno seguito in chiesa ma quando li abbiamo lasciati i loro occhi brillavano;
confidiamo e sappiamo che il Signore della vita ci ha usato per portare loro un messaggio d’amore,
per dirgli che erano delle perle preziose a suoi occhi. Preghiamo per loro. Amen!
Marco
 

Giovanna, "Sentinelle del Mattino di Pasqua", Firenze

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M. è una ragazza di circa vent'anni. Un bel viso simpatico, spepero (diciamo a Firenze), i capelli
neri neri, ricci, raccolti in una coda improvvisata, i jeans calati, alla moda, con il perizoma nero che
deve vedersi, orecchini e piercing. Come si muove si sentono tintinnii di bracciali. La guardo, lei mi
guarda senza vedermi. E' entrata in S. Croce con G., lui la bottiglia di birra vuota nella tasca dei
pantaloni militari.
Spiego loro il "percorso": «C'è un foglietto da prendere e una penna, per scriverci una preghiera, un
desiderio che hai nel cuore, una speranza, una domanda tua. Ecco, lo scrivi e lo porti davanti a
Gesù. Lo vedi? Guarda, è là, esposto sull'altare.» «Chi?! Gesù?» «Sì!! Nell'Ostia, c'è il suo corpo, è
qui in persona.» Ridono. Non so se sono solo ubriachi, se hanno preso anche qualcosa. «Ti puoi
avvicinare, se vuoi io ti accompagno. Poi c'è un lumino, da accendere, per far luce su quel
desiderio, quella speranza, quel segreto affidato a Lui. E da quel cesto con tutti i bigliettini colorati,
c'è da estrarne uno, quello che più ti ispira. C'è un verso della Bibbia, una Parola che Gesù vuole
dirti stasera.»
Spiego, ma mi domando come possano farcela… scrivere, accendere il lumino, leggere… si
reggono a malapena in piedi. Così dico: «Vi va di avvicinarvi e prendere solo il biglietto?» «OK,
facciamolo" dice M. e ride, ride, senza riuscire a smettere. Ci avviciniamo si china, prende il
biglietto, «Non riesco a leggere, è tutto buio, non ce la faccio, devo andare!», si alza di scatto e
corre via ridendo a voce alta. Quel biglietto forse l'ha messo nella tasca dei jeans calati, forse
domani lo leggerà.
G. invece è più calmo, anche se parla a voce alta senza accorgersene. «Io ci parlo con Lui», mi dice.
«Davvero?» «Come no, per lo più ci litigo, perché Lui c'ha ragione, ma sa che anch'io a volte c'ho
ragione ad arrabbiarmi». «Di che cosa?" «Che non me ne va bene una…» «Che cosa c'è scritto nel
tuo biglietto colorato?» Riesce a leggere alla luce delle candele: "Beati i poveri in spirito perchè di
essi è il regno dei cieli". A guardarlo mi sembra di capire chi è il povero in spirito. Non ha armature
né difese, solo quel fumo dell'alcool che gli annebbia lo sguardo. Come vorrei parlarci, ma non
regge il discorso, gli gira la testa. «Bello questo biglietto di Gesù, G., Lui sa come sei veramente».
Sta un attimo in silenzio, ci pensa… «Sì. Posso tenerlo?» «Certo, è tuo». Lo piega meticolosamente,
lo mette in tasca.
«Posso pregare per te?», gli chiedo. E' forte il suo sguardo stupito, stupito probabilmente del suo
rispondermi sì. Ci prendiamo per mano e io ringrazio Gesù per G., per la sua vita, per il suo cuore
rimasto povero, chiedendo di donargli amore e pace. «Grazie!», mi dice «grazie davvero, mi è
piaciuta questa cosa, mi ha preso, insomma… bello, io ora però devo uscire perché sono fatto,
scusami, non so se hai capito». E come no. Mi saluta sorridendomi. E anche a me viene da sorridere
pensando che G. esce da una Chiesa con una bottiglia di birra vuota in una tasca e un biglietto con
un verso del Vangelo di Matteo nell'altra. La prima predicazione di Gesù. La prima frase della prima
predicazione. Non so dove siano M. e G. Non posso sapere cosa sia successo dopo. Li ho nel cuore.
C'è una parola che è partita da Gesù, scritta in un biglietto colorato, chiusa in una loro tasca. E mi
piace pensare che nel giorno dopo la sbornia, nel giorno brutalmente vero, la ritrovino, la rileggano,
che anche M. possa leggerla. Mi piace sperare che da un ricordo sfumato, un pensiero parta da loro
e senza bisogno di biglietto voli al cuore di Gesù.
Io sono una Sentinella. Che significa? Le sentinelle sono poste dal Signore per ricordare al cuore di
un uomo la speranza -annebbiata o abbandonata- ma ancora viva. Sentinella del Mattino di Pasqua.
Perché anche nel mattino brutalmente vero riviva un seme piccolissimo, si schiuda una speranza, un
biglietto colorato si incastri negli spigoli della vita laddove non ne va una bene, perché si possa
scoprire qualcosa di straordinario… Se conservi il cuore povero, tuo è il regno dei cieli…
Giovanna
 
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