Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)
Home Extra Testimonianze Renato, "Sentinelle del Mattino di Pasqua", Empoli

Renato, "Sentinelle del Mattino di Pasqua", Empoli

Pomeriggio di shopping a Empoli... per tutti tranne che per alcuni giovani che a coppie, un po'
timidi, partono dalla cappellina in cui hanno appena celebrato la Messa e adorato Gesù
nell'Eucarestia. La loro missione? Andare per le strade e invitare i loro coetanei, con semplicità
evangelica, a incontrare anche loro il Signore. La proposta: entrare in cappellina, scrivere una
preghiera su un foglio di carta e portarla, insieme a un lumino acceso, davanti all'Eucarestia. Lì
depositarla nel cuore di Gesù. E dal suo cuore ricevere una Parola di Vita, una frase della Bibbia
scritta apposta per loro. I giovani vanno.
Io niente. Niente shopping (e vabbè, l'avevo messo in conto...) e niente evangelizzazione. A me
tocca coordinare le coppie, verificare che tutte le strade siano "pattugliate" dai missionari,
incoraggiare quelli che... la paura li blocca, insomma badare ai lavori di casa. Lo faccio con gioia,
intendiamoci. Anche perché neanche io sono immune dalla tremarella del missionario.
Fuori le manovre cominciano. Proprio davanti alla cappellina vedo Gianni e un'altra ragazza
fermare due giovani africani. S'incontrano, mani bianche e nere si agitano e si stringono, si levano
in gesti di accoglienza e di invito. I due giovani entrano. Sono due nigeriani e vivono in città. In
qualche modo hanno capito la proposta e hanno detto sì.
«Senti, magari li aiuti tu, che te la cavi un po' meglio con l'inglese?» mi sussurra Gianni. E, senza
darmi tempo di rispondere, continua: «Io esco di nuovo». I due, seduti nella panca, riflettono,
scrivono, continuano a scrivere, non finiscono più. La musica di adorazione riempie la cappella, ma
loro sono così concentrati che non sembrano neanche notarla. Finalmente hanno terminato. Mi
presento, stringo anch'io le loro mani. «Andiamo?» «Andiamo»
Andiamo. Davanti a Gesù, inginocchiati, li invito a depositare la preghiera nel cestino e chiedo:
«It's OK if I pray for you?» «Of course, go ahead». Mi informo se frequentano la Chiesa, cerco di
capire se sono credenti, se leggono la Bibbia. «Yes, yes, yes». OK, mi tocca pregare. E prego,
ringrazio Dio per le loro vite, perché vuole riempirle di felicità, perché è stato vicino in tutti i
momenti facili e difficili, Gli chiedo di ascoltare la preghiera di questi suoi figli, soprattutto quella
nascosta in fondo al loro cuore. Prego, chiedo a Gesù perdono per il mio inglese, continuo a
pregare. Loro lì, la testa chinata, gli occhi chiusi, raccolti. «Adesso pregate voi». Attaccano in una
lingua che non capisco, ogni tanto intercetto un "Jesus", pregano intensamente, dei caterpillar
dell'orazione.
Stiamo davanti a Gesù un bel po', poi li invito a prendere un brano della Parola da un altro cestino.
P. (mi traduce, tutto orgoglioso, il suo nome in italiano) viene scelto da Geremia ("Prima di formarti
nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato..."), L. da
Ezechiele ("Porrò il mio spirito dentro di voi..."). Raccomando di cercare i versetti sulle loro Bibbie,
a casa, e poi decido di dire qualche parolina su Ezechiele: «Dio ha messo il Suo Spirito, la Sua Vita
in voi il giorno del vostro battesimo...» poi, quasi per caso «perché... siete stati battezzati, vero?»
Candidamente: «No!» «Nooo?» «No.» Domanda da diecimila dollari: «Vi piacerebbe ricevere il
battesimo?» "Sì, ci piacerebbe». Mi sembra di salire sulla macchina del tempo, fino ai giorni del
Vangelo, ho già indossato la tuta per il viaggio, sono già a bordo, ma fortunatamente, prima che si
chiuda il portellone, riesco a comunicare: «Allora, andate a parlare con don D., lui vi dirà come
fare.» Poi parto.
Dopo che mi sono smaterializzato, loro se ne vanno a parlare con il don. Spiega che c'è un cammino
lungo da fare per il battesimo, chiede se sono disposti, loro annuiscono. Spiega con pazienza, si
accerta che capiscano, loro continuano ad annuire, si scambiano i numeri di telefono, sono contenti,
ridono.
Ridono anche fuori, quando li incontro di ritorno dal mio trip. Denti bianchi su facce scure, un
sorriso che illumina. Li abbraccio. Se ne vanno. Non mi resta che pregare il Signore, perché porti a
compimento quello che ha iniziato. Anzi, è un'intenzione di preghiera che consegno anche a te, caro
lettore missionario.
P.S. A ripensarci con un po' più di calma, mi viene in mente un'altra rilessione. L'evangelizzazione è
una cosa così: uno ferma, uno prega, uno spiega, uno accoglie... Ma è lo Spirito che opera tutto in
tutti. Sperimenti che la Chiesa è realmente un corpo, che i carismi sono distribuiti liberamente e che
tutti contribuiscono all'edificazione del corpo, di questo meraviglioso tempio che il Signore sta
costruendo con le vite dei Suoi figli. Thank you, Lord!
Renato